Nel marzo di cinquant'anni fa veniva pubblicato "Recall the Beginning... A Journey from Eden", settimo album della Steve Miller Band. Colta in un momento di transizione, in cui il cantante e chitarrista suona con un gruppo aperto in cui compaiono numerosi musicisti (il tastierista Ben Sidran, anche produttore; i batteristi Jim Keltner, Roger Allen Clark e Gary Mallaber; Nick DeCaro agli arrangiamenti di archi e fiati), la formazione si stabilizza con il bassista Gerald Johnson, il batterista Jack King e il tastierista Dick Thompson. Il successo arriverà l'anno successivo con "The Joker".
(album completo: https://tinyurl.com/2p8rcjb2)
Il chitarrista e cantante Steve Miller guida la formazione che prende il suo nome da quando si è trasferito nel 1966 a San Francisco. Nato a Milwaukee nel 1943, ha come padrino nientemeno che Les Paul. Nel 1950 la sua famiglia si trasferisce a Dallas, dove impara a suonare la chitarra da T-Bone Walker, poi studia letteratura a Milwaukee, Copenhagen e Austin prima di mollare definitivamente per la musica. Il successo pare però eluderlo, così come la stabilità del gruppo, da cui passano tantissimi musicisti che raggiungeranno la fama in altri lidi, compresi il cantautore Boz Scaggs e il futuro bassista dei Journey Ross Valory.
Nel 1972, Steve Miller incide "Recall the Beginning - A Journey from Eden", un disco eclettico e bizzarro che ancora una volta non ottiene riscontri. Peccato, perché si tratta dell'ultimo disco prima che la Steve Miller Band inizi una proficua carriera con un suono più commerciale. Sull'album suona una formazione aperta che comprende numerosi musicisti, fra i quali emergerà un quartetto che sfonderà nelle vendite l'anno successivo con "The Joker", ovvero Miller, il bassista Gerald Johnson, il batterista Jack King e il tastierista Dick Thompson.
Su "Recall the Beginning", dedicato a Mahalia Jackson e Little Junior Parker, Miller, autore di tutti i brani, si diletta nell'impresa di comporre brani tutti diversi che suonano tutti uguale. Potrebbe sembrare una critica, ma è un complimento: nonostante la combinazione di diversi musicisti, l'assenza di un gruppo stabile, e l'eclettismo, il disco suona compatto e coerente, grazie certamente alla produzione di Ben Sidran (anche fra i musicisti, dietro le tastiere) che permette alle canzoni di scorrere una dopo l'altra senza disorientare l'ascoltatore.
Dopo una breve introduzione, l'eccellente "Enter Maurice" inizia subito il disco con una stravagante parodia di un brano doo-woop, tra riferimenti anni cinquanta e stop-and-go inattesi.
"Love's Riddle" sembra una ballata psichedelica dei primi Spirit, mentre la brillante "Fandango" è un rocker ritmato e coinvolgente trascinato da una ottima sezione ritmica, che lascia poi spazio a Miller per esibirsi in un efficace assolo. Segue l'ottima "Nothing Lasts", che affianca alle doti rock del brano precedente una atmosfera più psichedelica e spaziale, grazie anche al falsetto sognante di Miller.
Un eccelso lato B si conclude con l'epica, maestosa "Journey from Eden".
"Recall the Beginning" è probabilmente l'ennesimo tentativo di Steve Miller di trovare un percorso di successo nella sua opera, tentativo che sarà premiato con l'ennesima svolta stilistica di "The Joker" nel 1973. Sebbene il disco rimanga pressoché dimenticato e non si può parlare di un capolavoro perduto, si tratta invece di uno dei tanti album degli anni settanta che merita di essere rivalutato, specialmente per chi è un fan della fase più popolare della carriera di Miller.
- Prog Fox
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