Nel marzo di cinquant'anni fa vengono completate le incisioni di "Ace", primo album solista del chitarrista e cantante dei Grateful Dead Bob Weir. Weir entra in studio con otto nuove canzoni, tutte scritte o co-firmate da lui, un paio delle quali già testate con il gruppo, che piacciono talmente tanto ai suoi compagni che alla fine sono proprio i Dead - Jerry Garcia (chitarre), Keith Godchaux (piano, organo), Bill Kreutzmann (batteria) e Phil Lesh (basso) a completarle con lui, e a rubarle poi per il loro repertorio dal vivo!
(disco completo qui: https://tinyurl.com/2p9hejbp)
La Warner Bros è abbastanza contenta dei dati di vendite dei Grateful Dead e dei progetti a cui collaborano, come i New Riders of the Purple Sage, fondati con l'aiuto del loro chitarrista Jerry Garcia, e propone ai vari membri del gruppo di realizzare un disco solista ciascuno. Jerry Garcia è il primo a cogliere l'opportunità con il disco omonimo, seguito dall'altro chitarrista e cantante Bob Weir. Weir, ottimo chitarrista dalle ritmiche convolute e brillanti, è anche un discreto compositore, anche se le sue canzoni tendono a essere sovrastate dalla prolificità di Garcia e del suo principale co-autore, il paroliere Robert Hunter.
Pescando dal proprio taccuino d'appunti, e recuperando due canzoni scritte per il gruppo ma non ancora incise in studio, Weir sceglie otto canzoni in tutto e le fa ascoltare ai compagni, che rimangono talmente folgorati dalla loro qualità da insistere per accompagnarlo nelle registrazioni. Di fatto ci troviamo così davanti a un disco in cui suonano cinque dei sei Grateful Dead dell'epoca - Weir, Garcia, il batterista Bill Kreutzmann, il bassista Phil Lesh e il pianista Keith Godchaux; manca solo Ron 'Pigpen' McKernan, impegnato a lottare contro l'alcolismo e una malattia autoimmune congenita che lo uccideranno l'8 marzo del 1973.
"Ace" è un bellissimo album che vede Weir proseguire in direzione appena più rock lo stile che i Dead avevano portato al culmine nel magnifico "American Beauty", ovvero quello di un roots rock che non rinnegava dissonanze psichedeliche, sogni eterei e digressioni strumentali. L'esempio più perfetto di questo stile è rappresentato dagli oltre sette minuti di "Playing in the Band", vero e proprio inno alla meraviglia che è rappresentata dal senso di appartenenza a un gruppo musicale e a ciò che può creare.
Altri brani di altissimo livello sono rispettivamente la coinvolgente canzone di apertura "Greatest Story Ever Told", dalle esilaranti anomalie ritmiche seguite armoniosamente dalla batteria di Kreutzmann e dal pianoforte di Godchaux, e quella di chiusura "Cassidy", entrambe impreziosite dalla voce di Donna Godchaux, moglie di Keith e presto nuovo membro dei Dead.
Delle altre canzoni, nessuna delle quali raggiunge il livello di queste tre perle assolute, le migliori sono probabilmente le malinconiche ballate country "Black-Throated Wind" (sul lato A) e "Looks like rain" (sul lato B), anche se tutto il disco resta sempre gradevole, ben suonato e caratterizzato da una atmosfera positiva e ottimista che mostra il fascino della personalità calda e sorridente del titolare dell'album.
- Prog Fox
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