mercoledì 16 marzo 2022

Roberto Vecchioni: "Hollywood Hollywood" (1982)

Usciva nel marzo di quarant'anni fa il singolo di lancio dell'album "Hollywood Hollywood", undicesimo album solista del cantautore milanese Roberto Vecchioni. Il disco, illustrato magistralmente da Andrea Pazienza, rappresenta l'ultimo album della fase 'organica' della carriera di Vecchioni e un'opera certamente memorabile, che continua la striscia positiva iniziata ormai nel 1975 con "Ipertensione". Protagonisti, con Vecchioni, alcuni dei migliori sessionmen italiani, oltre all'attrice Lucia Poli.



(disco completo: https://tinyurl.com/yw8b77r6)

"Hollywood Hollywood" è un album particolarmente oscuro della discografia di Roberto Vecchioni. Non tanto per la mancanza di successo: "Parigi (O cara)" e soprattutto "Dentro gli occhi" (nella versione del 1984 in duetto con Ornella Vanoni) si sentono occasionalmente ancora oggi sulle radio di musica italiana e fino a qualche tempo fa su Isoradio o in quelle da rimastoni liberal (che non citeremo per non far loro pubblicità). Fatto sta che non si trovano interviste o approfondimenti o recensioni dell'epoca da nessuna parte in rete, e forse l'unica fonte di informazioni a riguardo sarebbe ripescare qualche stralcio o intervista da copie cartacee di giornali musicali dell'epoca.

Musicalmente, su "Hollywood Hollywood" non c'è nulla di nuovo rispetto a quanto già sentito negli ultimi dischi: la proposta musicale di Vecchioni, dell'arrangiatore Mauro Paoluzzi e del produttore Michelangelo Romano si basa ancora sulle scelte fatte nel 1978 con "Calabuig, Stranamore & altri incidenti", e ripetute con "Robinson - come salvarsi la vita" e "Montecristo". Certo, i sintetizzatori sono un po' più moderni, la chitarra elettrica di Paoluzzi ha un suono più limpido, più eighties, ma la struttura e il colore dei brani resta lo stesso.

Nulla di male, naturalmente: si parla di rock cantautorile e queste scelte conservative, che richiamano Dylan e il soft rock della West Coast, realizzate dalla crema dei sessionmen italiani, sono perfettamente funzionali alle narrazioni di Vecchioni (e molto più indicate delle derive sintetiche che tormenteranno i dischi successivi del cantautore, fatta eccezione per "Il Grande Sogno", semi-antologico e spartiacque fra il periodo migliore e quello successivo della sua carriera).

Il disco si apre col brano eponimo, caratterizzato dalla sezione ritmica strepitosa del batterista Ellade Bandini e del basso fretless di Massimo Spinosa, oltre che da una incisiva chitarra elettrica. Segue un pezzo davvero bizzarro, ovvero una versione del tema di "8 e mezzo" di Fellini di Nino Rota, introdotto da un frammento di "Ricetta di Donna" di Ornella Vanoni, e disturbato, screziato da interventi vocali estemporanei dell'attrice, cantante e doppiatrice Lucia Poli.

La terza canzone del disco è "Dentro gli occhi", già pezzo clamoroso, dalle vaghissime suggestioni new wave, che due anni più tardi diverrà un vero e proprio capolavoro quando Vecchioni, Paoluzzi e Romano si inventeranno la geniale idea di trasformarlo in un duetto con la Vanoni. Ma già così, la canzone e il suo testo poetico e sognatore la collocano fra le più belle cose scritte dal cantautore in quegli anni fertili.

Segue un altro pezzo di altissimo livello, l'amarissima, straziante "Sestri Levante", ultima delle tante canzoni dedicate da Vecchioni al tormentato rapporto con la ex-moglie Irene, che occupa la sua produzione dal 1975 ("Irene", appunto) al 1982, ed è centrale ad alcune delle sue canzoni migliori. La chitarra acustica in primo piano, l'oboe struggente di Marcello Masi, le vaghe allusioni dei sintetizzatori e del vocoder, la secca, essenziale sezione ritmica, le parole quasi crudeli e forse false ('darei un soldino per un tuo pensiero se pesasse una piuma, ed è un po' poco quando in altri tempi ti ho promesso la luna e l'ho presa fra i denti') rendono la canzone indimenticabile.

Ancora meglio fa "Parigi (O Cara)", uno dei pinnacoli della produzione di Vecchioni: tutti gli elementi presenti nel disco confluiscono in un brano sensazionale di sette minuti di durata, nel quale gli arrangiamenti vedono eccellere la sezione ritmica, la sei corde di Paoluzzi, un garbato piano elettrico, la voce di Lucia Poli che improvvisa una stupefacente coda ('e costruiremo riformatori più grandi e luminosi, i delinquenti di oggi saranno i dirigenti di domani'), l'oboe di Masi che danza sublime intersecandosi con il violoncello di Claudio Frigerio. Il titolo è ispirato al film omonimo di Vittorio Caprioli del 1962, scritto e interpretato con Franca Valeri, un vero classico del cinema italiano.

Dopo una breve ripresa del brano che da il titolo al disco, l'album si chiude con due discrete canzoni, il blues rock "Casa dolce casa", impreziosito dal sax di Claudio Pascoli, e il rock spigliato di "Morgana (luce di giorni passati)", brano che si rifa alla tradizione fiabesca che è uno dei temi lirici del cantautore.

In conclusione, seppure in nulla innovativo e di pochi progressi musicalmente, il disco è ispirato e suonato magistralmente dai tanti protagonisti (possiamo aggiungere, fra quelli ancora non citati, Aldo Banfi, Alessandro Centofanti e Mike Fraser agli strumenti a tastiera, Goran Marjanovic al violino, Amedeo Bianchi al clarino, Roberto Colombo alla pedal steel guitar, Wanda Radicchi e Lella Esposito alle voci).

"Hollywood Hollywood" rappresenta anche l'ultimo disco di Vecchioni dal suono compiutamente organico, dato che con il successivo "Il Grande Sogno" inizieranno tendenze ammodernatrici che culmineranno poi nella progressiva rimozione dei musicisti a favore di tastiere e programmazione, con grave detrimento della timbrica e della pulizia sonora dei suoi album. Qui però quei giorni sono ancora di là da venire, e chi ama il Vecchioni classico della seconda metà degli anni settanta ha ancora diverse perle da scoprire.

- Prog Fox

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