Il 3 marzo di cinquant'anni fa usciva "Thick as a Brick", considerato uno dei massimi capolavori dei britannici Jethro Tull e uno dei massimi capolavori del progressive rock. Quinto album del gruppo, rappresentava un esempio di meta-rock con pochi antecedenti, reso immortale dalla geniale confezione, che accludeva un finto giornale locale inglese (idea mutuata dai Fairport Convention), fingeva di essere la messa in musica di un poema scritto da un ragazzo di 10 anni che aveva vinto un concorso fra scuole, ed era una parodia per testo e musica dei concept album dei loro colleghi nel mondo del rock e del prog in particolare.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/2p8fe88z
Dopo il successo clamoroso di "Aqualung", i Jethro Tull sono sulla cresta dell'onda e uno dei gruppi dell'ondata progressive più in vista, nonostante la loro musica non rappresenti il suono sinfonico dei loro colleghi altrettanto famosi come King Crimson, Emerson Lake & Palmer, Yes, Pink Floyd e Genesis.
Verso la fine del 1971, alla vigilia di un tour, il batterista Clive Bunker saluta la compagnia per rimanere con la nuova moglie. Lavorerà con gruppi basati in Inghilterra e meno famosi, per non avere la necessità di allontanarsi dalla famiglia per lungo tempo, suonando con Blodwyn Pig e Aviator fra gli altri.
Quando è il momento di entrare in studio per incidere il nuovo album a dicembre, Ian Anderson ha la prima parte del nuovo disco già scritta, ma ha la mezza idea di farne la parodia di un concept album - questo perché diversi critici musicali hanno demolito "Aqualung" dichiarandolo un concept album pretenzioso. Ian però non ne voleva fare un concept album - tutt'al più la seconda facciata era formata da canzoni legate fra loro dal tema della religione, ma tanto bastò per incendiare i detrattori del gruppo. Quindi, si disse Ian, perché non realizzare un concept che ridicolizzasse tanto i concept quanto i critici dei concept stessi?
È da notare poi che i concept album non fossero poi all'epoca tantissimi. C'erano stati il "Sergeant Pepper's" dei Beatles, che aveva un tema unificante di sottofondo, sebbene molto superficiale e più di cornice; c'erano certamente state le rock opera come "Tommy" degli Who e "Jesus Christ Superstar". Ma nel progressive, al di là di canzoni lunghe una facciata, non erano ancora stati realizzati i concept più famosi (i Pink Floyd iniziarono con "Dark Side of the Moon" nel 1973, mentre King Crimson e Yes, per dirne un paio, non ne hanno mai realizzato uno.
A ogni modo, l'idea piace moltissimo ai restanti membri del gruppo - il chitarrista Martin Barre, il pianista e organista John Evan, il bassista Jeffrey Hammond e l'ultimo arrivato, il batterista Barrie Barlow (ribattezzato Barriemore, così come Hammond era stato ribattezzato Hammond Hammond). L'umorismo britannico influenzato dai Monty Python pervade tutta la formazione, e i cinque si rinchiudono per due mesi in uno studio di proprietà dei Rolling Stones dove completano le idee di Anderson, unico responsabile del testo, e scrivono anche il finto giornale locale che accompagnerà il disco, pieno di riferimenti al gruppo, agli amici e ai famigliari dei membri della band, e al loro entourage.
Dal punto di vista lirico, Ian Anderson scrive un lungo poema nonsense, pieno di riferimenti, citazioni letterarie e anche umoristiche, giochi di parole, ispirato dai Monty Python e da Lewis Carroll. Sul giornale che accompagna l'album, il St. Cleve Chronicle, il poema viene attribuito a un ragazzino di undici anni, Gerald Bostock, che con questo componimento avrebbe vinto un premio di poesia (dal quale viene poi squalificato quando i giudici si accorgono dei riferimenti erotici e immorali contenuti in esso). Nasce così una ennesima idea geniale, per parodiare ancora una volta il concept album: se ci sono dischi a tema e ci sono gruppi prog che incidono canzoni lunghe una facciata, i Jethro Tull incideranno una sola canzone lunga due facciate - e infatti non ci sono titoli di alcun brano sull'LP (anche se alcuni divisori e poi alcuni titoli sono stati introdotti per la versione rimasterizzata in CD).
Il risultato è un capolavoro e, con "Aqualung", è probabilmente la migliore opera della carriera dei Jethro Tull e uno dei momenti più alti del rock progressivo britannico.
"Thick as a Brick" mette infatti insieme tutte le cose migliori del rock progressivo, da una felicissima vena melodica alle influenze tratte dal folk, dal blues e dalla musica classica, che erano già state presenti nei Jethro Tull già dal primo album "This Was" (1968) ma mai unite insieme in modo così organico e coerente. Pur se parodistica, l'idea del concept cementa perfettamente l'unitarietà tematica del disco, consentendo riprese e riferimenti interni, oltre a vedere Anderson nelle vesti di un assolutista illuminato che da ampio spazio di composizione e sviluppo solista ai suoi collaboratori, ognuno dei quali ha un ruolo di primo piano nel gruppo - dall'uso innovativo della doppia cassa del tecnicissimo Barlow alle fluide, scorrevoli linee di basso melodico di Hammond, dai soli di hammond di Evan agli interventi di sei corde elettrica di Barre, per non trascurare Anderson che oltre all'usuale flauto aggiunge per la prima volta il sax al novero dei propri strumenti, sebbene in funzione soprattutto ritmica.
Il giro di chitarra acustica che apre il disco è entrato nella storia del progressive. Descrivere il resto di "Thick as a Brick" è quasi inutile, per la continua varietà di temi e cambi di ritmo e melodia che si rincorrono nel suo sviluppo e che toccano corde hard rock, corde liriche, corde jazz blues, e anche sincretismo zappiano (gli elementi meta-rock e parodistici dei suoi album con le Mothers sono un'altra delle influenze del gruppo, sebbene reinterpretati in chiave totalmente british). Il consiglio spassionato che possiamo dare è quello di immergersi in una esperienza davvero di musica totale, che lascia ancora stupiti per la varietà e la coerenza interne della proposta - una duplicità geniale e immaginifica che è molto difficile per chiunque da raggiungere.
- Prog Fox
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