lunedì 28 marzo 2022

Milton Nascimento: "Clube da Esquina" (1972)

Esce nel marzo del 1972 "Clube de Esquina", uno dei capolavori della musica brasiliana, figlio di bossanova, tropicalismo e folk rock progressivo. Un disco sospeso fra una malinconica, nostalgica dolcezza e una profonda carica meditativa, spirituale e sensuale allo stesso tempo, grazie all'ampio spettro emotivo garantito da composizioni memorabili e arrangiamenti multiformi, frutto del lavoro di un collettivo costituito da due cantautori (Milton Nascimento e Lo Borges), cinque fra chitarristi e bassisti (Tavito, Angelo, Guedes, Alves, Horta), due batteristi (Robertinho e Rubinho), e un tastierista (Tiso). Un classico caso in cui il risultato è meglio della pur straordinaria somma delle parti, e uno degli album brasiliani più importanti di sempre.



(disco completo: https://tinyurl.com/bdcswtd4

Il Clube da Esquina (il Club dell'Angolo) nasce a Belo Horizonte come collettivo di musicisti che si incontrano per improvvisare insieme, condividere il proprio amore per i Beatles e cantare le reciproche canzoni. Al centro del gruppo stanno due cantautori, Milton Nascimento, trasferitosi qui nel 1963 dalla città di Tres Pontes, e Lo Borges; nel gruppo poi ci sono scrittori di liriche come Marcio Borges, fratello di Lo, Fernando Brant e Ronaldo Bastos, e un gruppetto di musicisti di talento: i batteristi Rubinho e Robertinho Silva, il tastierista Wagner Tiso, i chitarristi/bassisti Toninho Horta e Beto Guedes, il bassista Luiz Alves, i chitarristi Tavito e Nelson Angelo.

Con Milton Nascimento che comincia a farsi un nome come cantautore in Brasile, il gruppo può finalmente portare la propria reale, visionaria ambizione musicale su disco, anzi, su doppio vinile, realizzando ventuno canzoni che vedono i musicisti scambiarsi strumenti senza badare a crediti compositivi e senza gelosie delle proprie canzoni (Nascimento canta cose scritte da Borges e viceversa, quando non duettano o lasciano spazio alle voci degli amici), col risultato di incidere e sovraincidere più e più volte voci, frasi musicali, idee, che traboccano da ognuna delle tracce in modo perfettamente bilanciato, equilibrato eppure inebriante, intriso di una profonda spiritualità eclettica che trascende Belo Horizonte, trascende lo stato di Minas Gerais, trascende il Brasile e l'America Latina, e abbraccia il cosmo in una ennesima, meravigliosa, totalmente originale declinazione della musica totale e della musica cosmica ricercata da tanti artisti in quegli anni, da Frank Zappa e i Pink Floyd ai Grateful Dead e ai Tangerine Dream.

Ciò che rende particolarmente interessante l'opera del Clube de Esquina è l'ampiezza del ricorso alla tradizione folk sudamericana (il Brasile, certo, ma anche il Paraguay, il Cile, la Spagna, come in "San Vicente" e "Dos cruces", pezzo forte del repertorio del cantautore iberico Carmelo Larrea): un ricorso al folk che fra gli artisti sopracitati li assimila forse più ai Grateful Dead e alle loro influenze roots rock e jazz; anche se naturalmente anche per il Clube viene tutto orientato in chiave psichedelica e progressiva.

Tentare di descrivere tutte e ventuno le gemme di questo doppio ellepì è impossibile, anche perché questo è il classico caso di album che è superiore alla somma delle parti, già comunque immense di loro. Immergersi in un'ora di ascolto di tutto "Clube de Esquina" è quasi indispensabile per coglierne varietà, visione, ampiezza, talento, per abbandonarsi agli emozionanti saliscendi fra gioia e malinconia, felicità e commozione, entusiasmo e nostalgia, un senso di pace divina e trascendente che si compenetra e alterna con un senso profondo di legame con la terra e la realtà fisica, talvolta da brano a brano, talvolta all'interno di una stessa canzone (si ascoltino "Me deixa em paz" o "Um gosto de sol" per illuminanti esempi). E naturalmente ogni ascoltatore può pescare da questo oceano di musica la sua canzone preferita. Il vostro umile recensore quindi si limiterà a indicare qualche elemento di alcune delle sue.

"O trem azul", uno dei pezzi più celebrati del disco, sembra una versione brasiliana delle placide distese psichedeliche studiate da Richard Wright nei Pink Floyd ("Burning Bridges", "Stay", "Us and them"); "San Vicente" è brano etereo, condotto da Milton sulle suo timbro più angelico e spirituale, ricondotto alla terra essenzialmente dalle crepitanti percussioni suonate da Rubinho, Silva, dal bassista Alves e da Paulinho Braga (che compare solo in questo brano ed è uno dei pochissimi ospiti del disco, quasi tutto un affare interno del gruppo).

"Cravo e canela" è uno dei momenti più sanguigni del disco, divenuto anche uno dei più noti grazie alla ritmica indiavolata e coinvolgente, ormai un classico che simboleggia per i non-brasiliani ciò che ci aspettiamo dalla musica popolare di questo paese; in contrasto con essa sta "Um girassol da cor de seu cabelo", un perfetto esempio dello stile più bizzarro e imprevedibile che Lo Borges tavolta adotta nelle sue composizioni.

"Clube Da Esquina Nº 2", posto significativamente a metà disco, è il pezzo più famoso e forse il più rappresentativo, il manifesto spirituale del gruppo, una 'canzone senza parole' (per citare David Crosby) in cui Milton improvvisa il suo falsetto appassionato, su un tema musicale di incredibile serenità e luminosità, colorato da un tenue arrangiamento orchestrale di Eumir Deodato (noto in quegli anni per il lavoro con Astrud Gilberto e Antonio Carlos Jobim, fra gli altri).

Il brano popolare "Me deixa em paz" (cover di Ayrton Amorim/Monsueto) viene affidato alla voce della cantante Alaide Costa, prima che Milton intervenga a rapire la canzone e portarla su territori inusuali. L'eccellente "Os Povos", con le sue chitarre acustiche sovrapposte e l'atmosfera malinconica, ci ricorda i momenti migliori di Nick Drake, se non fosse che la voce di Nascimento è appassionata e sofferente là dove quella di Drake è rassegnata e meditabonda. "Lilia" è jazz rock progressivo in cui le improvvisazioni vocali di Milton sostituiscono lo strumento solista. Un altro brano incredibile è "Trem de doido", che con le elettriche lancinanti di Lo Borges e Beto Guedes sfida sul suo terreno la psichedelia dei tropicalisti.

A chiudere il disco troviamo "Nada Será Como Antes", soul rock dalle tinte progressive che mescola Laura Nyro (il piano di Wagner Tiso), Chicago e musica popolare brasiliana in modo coerente, grazie anche alla fluidità della sezione ritmica Silva/Horta; e "Ao Que Vai Nascer", folk cosmico astratto e dissonante che mostra una originale, personale rilettura delle esplorazioni cosmiche di Tim Buckley e conclude l'album con un crescendo maestoso ed esaltante, che ci lascia solo la voglia di rimettere la puntina sulla prima traccia del primo ellepì.

Criticato all'epoca perché non politicizzato, in un momento in cui il Brasile è governato da una dittatura repressiva, accusato di essere escapista, il disco non ottiene immediatamente riconoscimenti e successo. Lentamente, però, "Clube de Esquina" viene apprezzato sia in patria sia all'estero, lanciando la carriera internazionale di Milton Nascimento (che collaborerà più o meno con chiunque, partendo da Wayne Shorter per arrivare ai Duran Duran). Questo disco, però, resta non solo l'opera più significativa della sua carriera, ma anche di tutti i membri del collettivo - oltre che uno dei dischi più importanti del secondo Novecento, in Brasile e non solo.

- Prog Fox

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