Veniva pubblicato quarant'anni fa oggi uno dei massimi capolavori della musica rock: "The Number of the Beast", terzo album dei britannici Iron Maiden - dopo due dischi di ottimo livello, ingaggiato il nuovo cantante Bruce Dickinson, il gruppo realizza l'album della maturità dell'heavy metal tutto, un disco da isola deserta, un disco fondamentale, dalle influenze immense, serio candidato al titolo di più grande album metal di tutti i tempi.
(disco completo: https://tinyurl.com/2p85uvmx)
Nell'estate del 1981, gli Iron Maiden hanno già inciso due dischi di grande livello, lo splendido album d'esordio eponimo, divenuto immediatamente un classico della cosiddetta 'new wave of British heavy metal', e il successivo "Killers", buono seppur non altrettanto memorabile e sconvolgente. A guidarli c'è il cantante Paul Di'Anno, amato dal pubblico ma turbolento e instabile nel privato. Il gruppo decide così di licenziarlo e di assumere al suo posto, il 26 settembre, un altro giovane talento, il cantante Bruce Dickinson, che esordirà in concerto il mese successivo in una data a Bologna.
Le doti vocali di Dickinson, cantante grintoso ma più lontano dallo stile punk e maggiormente erede della tradizione dei cantanti hard'n'heavy alla Robert Plant, Ian Gillan, Rob Halford & Ronnie James Dio, si adatta come un guanto alla nuova vena lirica ed epica della formazione, che, con i tempi che si allontanano dalla rivoluzione punk e dal suo rifiuto di tutto ciò che era articolato, progressive e ambizioso, diventa di fatto la principale erede della tradizione mitologica del prog rock britannico. Le nuove canzoni del gruppo, pur se calate in una estetica heavy metal tradizionalmente legata all'horror punk, seguono sul terreno le fantasie truci dei Led Zeppelin, quelle favolistiche di Genesis e Jethro Tull, senza però mai tradire la fedeltà al suono del metallo pesante, in una continuità psicologica con Black Sabbath, Blue Oyster Cult e Judas Priest, dei quali rielaborano in chiave assolutamente originale sonorità e tematiche.
Tutto l'heavy metal classico degli anni ottanta, il power metal, il thrash metal soprattutto nelle sue divagazioni più epiche, il progressive metal, discendono da "The Number of the Beast", da questo punto di singolarità musicale, nel quale entra tutto il passato e dal quale fuoriesce tutto il futuro di un genere.
Naturalmente non bastano l'innovazione sonora e le doti dei musicisti: al culmine di tutto troviamo una serie di canzoni semplicemente meravigliose, dall'epico, entusiasmante, appassionato brano antemico che da il titolo all'album fino alla conclusiva tragedia "Hallowed be thy name", inquietante squarcio metallaro nella mente di un condannato a morte che si affida a Dio; dall'epos che piange il genocidio dei nativi americani "Run to the hills" alla citazione televisiva del Patrick McGoohan di "The Prisoner" (che fornì anche il diritto di usare un estratto del suo telefilm a inizio brano). "22 Acacia Avenue", basata su una vecchia canzone del chitarrista Adrian Smith, è un altro capolavoro dalla struttura anonima, senza un reale ritornello ma basato su una complessa sequenza di sezioni caratterizzate da ritmi e atmosfere differenti.
Anche i cosiddetti pezzi minori, come "Invaders", vero prog rock accelerato alle dinamiche post punk dell'heavy metal britannico, o "Children of the Damned", ballata che si ricollega tematicamente a brani del primo album come "Remember Tomorrow", sono semplicemente strepitosi, sorretti dall'ugola sublime di Dickinson e dalla compattezza dei quattro musicisti, sui quali si staglia l'ombra del principale autore e leader spirituale del quintetto, il bassista Steve Harris, uno dei più influenti compositori e interpreti allo strumento grazie all'aggressività del suono e all'uso del ritmo anapestico nelle proprie canzoni.
"The Number of the Beast", prodotto dal guru Martin Birch e illustrato da Derek Riggs, due personaggi fondamentali per la storia degli Iron Maiden, raggiunse il primo posto delle classifiche britanniche inaugurando una nuova era per la musica metal. Rimane a tutt'oggi uno dei più importanti dischi dell'heavy metal e del rock tutto, e uno dei più seri candidati a più grande album metal di sempre.
- Prog Fox
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