Nel febbraio del 1982 vengono completate le incisioni di "Al volo", ottavo e ultimo album in studio dei mai abbastanza celebrati Stormy Six, gruppo milanese in bilico fra cantautorato radicale di sinistra e sperimentazione di taglio progressive. Si tratta di un ennesimo, superbo disco che conferma la capacità del gruppo di evolvere anche in un'era, i primi anni ottanta, apparentemente e concretamente ostile alle loro forme musicali predilette.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/55us98mu)
Gli anni di piombo volgono al termine e arrivano il riflusso e il pentapartito. Il progressive è morto, i cantautori hanno ripiegato sul personale e neanche il Rock in Opposition se la passa tanto bene. Che spazio può avere nell'Italia degli anni Ottanta, nella musica degli anni Ottanta, un gruppo come gli Stormy Six?
Esempi virtuosi abbondano. Non tanto i Genesis, gli Asia e gli Yes, chi più chi meno commercializzati e pur se momentaneamente a galla destinati allo sprofondo, quanto i King Crimson dell'inossidabile Robert Fripp, al lavoro con la new wave e sulla new wave del camaleontico David Bowie. C'è modo di restare fedeli al proprio credo musicale e politico e ammettere alla propria tavolozza di colori anche quelli delle nuove onde.
Ecco così che nasce "Al volo", ennesima magistrale opera del gruppo milanese, ennesima trasformazione, ennesima evoluzione del proprio suono. Ciò che tiene tutto insieme sono le voci di Umberto Fiori e del chitarrista-fondatore Franco Fabbri, quasi l'unico segnale, assieme all'imprevedibilità e al rigore delle musiche, di quali musicisti ci siano dietro al progetto; completano la formazione il polistrumentista Tommaso Leddi, Pino Martini al basso e Salvatore Garau alla batteria, tutti nel gruppo ormai da parecchi anni.
L'album è così l'usuale, radicale misto di cantautorato di sinistra e progressive 'rock in opposition', con sonorità più moderne influenzate dalla new wave, perfettamente integrata, in modo naturale e non opportunistico, nel modo di comporre e arrangiare del gruppo.
Abbondano i pezzi di qualità superba: dal brano di apertura "Non si sa dove stare", vero capolavoro di nervosismo elettroacustico segnato dalla disperazione per la fine misera degli ideali degli anni settanta (con il solito virtuosismo di Garau, che cita anche il Bill Bruford di "Discipline", a centrare tutto il pezzo), a "Reparto Novità", amarissima denuncia del consumismo anni ottanta in forma di alienata, letargica elegia illuminata da un magistrale arrangiamento e da una produzione che enfatizza le scelte individuali di tutti gli strumentisti; chiude il trittico iniziale il terzo capolavoro su tre, "Piazza degli Affari", vera nevrastenica ricostruzione elettronica del senso straniante della Borsa e delle operazioni finanziarie, chiuso da un controcanto vocale superbo.
Il resto dell'album non riesce a tenere il livello elevatissimo dell'inizio, ma si difende comunque più che bene: citiamo in particolare "Ragionamenti", che ricorda i momenti migliori dei Gentle Giant di "The Power and the Glory" e "Interview", incluso il coro centrale; "Roma", che beneficia di continui cambi di atmosfera e di melodie; e "Cosa danno", singolo di promozione dell'album, che lo conclude con una esuberante tarantella new wave, sarcastica e quasi profetica nel suo rivolgersi alla dipendenza televisiva degli italiani.
Dopo la pubblicazione dell'album e un tentativo di adattare le proprie esigenze economiche e politiche alle realtà economiche degli anni Ottanta, il gruppo conclude le sue attività nel luglio del 1983, quando lavora con il gruppo avant prog anglo-tedesco Cassiber a un nuovo album e a un concerto di addio. È la fine di oltre un decennio di musica di livello fra i più alti prodotto dal rock italiano. Si dovrà aspettare una reunion degli anni dieci per un nuovo lavoro del complesso.
- Prog Fox
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