Esce cinquant'anni fa oggi "Harvest", uno dei dischi più amati della lunghissima carriera del cantautore e chitarrista canadese Neil Young. In una pausa dal lavoro con gli amici Crazy Horse, Neil Young cerca nuovi stimoli a Nashville e realizza un classico del country rock più eclettico, presente in tantissime classifiche dei migliori album del rock'n'roll.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/5n87579d)
Dopo la litigiosa fine del progetto Crosby Stills Nash & Young, il cantante e chitarrista canadese Neil Young, già noto per il lavoro coi Buffalo Springfield e artefice di tre dischi solisti, viene convinto, durante un soggiorno a Nashville, a incidere alcune canzoni presso il nuovo studio del produttore Elliot Mazer.
Young ha voglia di cambiare e si lascia temporaneamente alle spalle la sua usuale band di accompagnamento, i Crazy Horse, impegnati a realizzare due album per conto proprio. Mazer lo mette in contatto con alcuni musicisti locali da lui molto ammirati, il batterista Kenny Buttrey, il bassista Tim Drummond e il chitarrista di pedal steel Ben Keith, e le incisioni cominciano la sera stessa. Mentre lavora al disco, Young invita alle registrazioni amici e colleghi che si trovano a passare da Nashville, da James Taylor a Linda Ronstadt e altri ancora, e conclude il lavoro a Nashville ad aprile.
Queste canzoni si caratterizzano perlopiù per un country rock pacato e personale, a partire dalla riuscita, meditabonda "Out on the Weekend" e dalla dolcissima "Harvest" che aprono il disco, mentre l'eccellente "Old Man", con James Taylor al banjo, ha un ritmo più sostenuto e presenta un epico ritornello corale (Taylor con Linda Ronstadt). La straordinaria "Heart of Gold", scelta come singolo di lancio dell'album si caratterizza per una ritmica originale e imprevedibile e sognanti, pindarici incisi di pedal steel e armonica, che la danno una dimensione quasi cinematografica, e un coro finale insinuante e ossessivo (ancora con Ronstadt e Taylor) che rende perfettamente l'ossessione del cercatore d'oro alla disperata ricerca del giacimento che lo renderanno ricco - forse solo gli Eagles di "Desperado" sapranno rendere con questa vividezza fumettosa le storie del vecchio selvaggio West.
Nel mezzo di queste incisioni, Neil Young e il pianista e arrangiatore Jack Nitzsche si recano a Londra per dei concerti, e vi registrano "A Man Needs a Maid" e "There's a World" assieme alla London Symphony Orchestra. Si tratta di due brani di pop per piano e orchestra, il primo dei quali melanconico e riuscito (nonostante il testo, criticato dalle femministe), mentre il secondo è insopportabilmente pomposo.
Finite le sessioni di Nashville ad aprile, a settembre Mazer e Young installano uno studio in un edificio del suo ranch in California e concludono le sovraincisioni con gli ospiti e alcune nuove canzoni con il nucleo Buttrey, Drummond, Keith e Nitzsche (ribattezzati Stray Gators per il successivo tour del 1973): "Are You Ready for the Country", che resta nello stile delle canzoni di Nashville; e "Alabama" e la conclusiva, letargica "Words" (con l'assolo più aggressivo dell'album e una bizzarra alternanza di tempo fra 4/4 e 11/8), che rappresentano il lato più rock del disco. Fra esse, in particolare, "Alabama" spicca come una velenosa invettiva verso il Sud rurale e il suo razzismo (riecheggiando la sua precedente "Southern Man"), caratterizzata da una musica aggressiva e convincente. Sarà proprio questa canzone a stimolare i Lynyrd Skynyrd a scrivere "Sweet Home Alabama" per rispondere pan per focaccia ('I hope Neil Young will remember, a Southern Man don't need him around, anyhow'). Young e i Lynyrd avranno occasione di chiarirsi, con Neil che si scuserà per la condiscendenza e gli stereotipi con cui trattò l'argomento - ma la canzone resta comunque un pezzo di hard folk strepitoso.
Il disco viene completato da una canzone tratta dal vivo nel 1971, "The Needle and the Damage Done", una breve ballata acustica dedicata agli amici rocker distrutti dall'eroina e in particolare all'amico Danny Whitten, all'epoca in grave crisi personale per la sua dipendenza e cacciato dai Crazy Horse. Whitten sarebbe morto alla fine del 1972 e la canzone sarebbe diventata una delle più celebrate dell'artista per la sua semplicità, la sua umanità e il suo contenuto tragico.
Difficile stabilire il disco migliore di una carriera ricca come quella di Neil Young. "Harvest" raggiunse il primo posto nelle classifiche americane, "Heart of Gold" arrivò al primo posto nella classifica dei singoli, e il disco compare in tutte le principali classifiche dei migliori album: #2 nella classifica dei migliori album canadesi di Chart (1996), #64 nella classifica dei migliori album per Q Magazine (1998), #93 nei migliori album per il critico Colin Larkin, #78 nei migliori album di Rolling Stone (2003), #2 nei migliori album canadesi di Chart (2000), #2 nei migliori album canadesi di Chart (2006), #1 nei migliori album canadesi per il critico Bob Mersereau (2007), #82 nei migliori album di Rolling Stone (2012), #72 nei migliori album di Rolling Stone (2020).
Nonostante il fatto che sia un disco eccezionale, il vostro umile lettore gli preferisce decisamente alcuni dei lavori più elettrici come "Everybody knows this is nowhere". Una critica comune quando il disco uscì, e poi sfumata via via con gli anni, era che le canzoni del disco fossero tutte realizzate negli stili usuali del cantautore già nei suoi progetti precedenti, che non ci fossero elementi innovativi, ed è una critica che condivido: pur rimarcando l'assoluta godibilità dell'album e il valore delle canzoni, semplicemente alcuni di noi non sono d'accordo nel ritenerlo l'opera migliore dell'artista canadese.
Detto questo, l'esecuzione e la qualità che caratterizzano "Harvest" rimangono assolute, per cui, che concordiate con il giudizio eccezionale della maggior parte dei critici, o con le timide perplessità della nostra minoranza, il disco è assolutamente imperdibile per i fan dell'artista, per i fan del cantautorato nordamericano e per i fan del country rock in generale.
- Prog Fox
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