domenica 13 febbraio 2022

David Bowie: "Baal" (1982)

Il 13 febbraio di quarant'anni fa vede la luce l'EP "Baal", firmato da David Bowie con la produzione di Tony Visconti e gli arrangiamenti di Dominic Muldowney. Si tratta di canzoni tratte dall'adattamento televisivo della BBC dell'omonima opera di Bertolt Brecht, della quale Bowie è il protagonista. Una piccola gemma capace di mostrare ancora una volta l'eclettismo di un artista assoluto.



(EP completo: https://tinyurl.com/h759vu5d)

Bowie torna a Berlino, con Tony Visconti (per l’ultima volta, prima di una pausa, nella collaborazione tra i due, che durerà due decenni). La “scusa” è la registrazione delle canzoni per il Baal, opera prima di un ventenne Bertold Brecht, per il cui adattamento televisivo la BBC aveva scelto come protagonista proprio il Duca Bianco, allora all’apice della propria carriera. I testi di Brecht, tradotti per l’occasione da John Willet, vennero arrangiati da Dominic Muldowney in forma di canzone orchestrale per questo EP, nonostante le versioni incluse nel serial fossero accompagnate da un semplice mandolino.

Nei panni del personaggio eponimo, un musicista e poeta cinico, debosciato e donnaiolo, Bowie mette in mostra doti attoriali ancora oggi forse sottovalutate, pregne di intensità soprattutto grazie alla sua presenza scenica, a questo punto forse al suo zenith per quanto riguarda la sicurezza dei propri mezzi e lo star power universalmente riconosciutogli. Lo stesso vale per le performance nei cinque brani che compongono questo EP che, pur non essendo scritti dal nostro, vengono trasformati nel veicolo per l’ennesima trasformazione del poliedrico artista inglese. Che canti dei suoi successi con le donne, della morte della madre, o della forma di una nuvola, Baal è un personaggio tanto carismatico e affascinante quanto amorale e detestabile.

Pur non essendo di certo un highlight della carriera di colui che fu Ziggy Stardust, vuoi perché è di fatto una colonna sonora scritta da altri, vuoi perché privo degli arrangiamenti all’avanguardia che fanno splendere di luce propria i capolavori della discografia di Bowie, “Baal” è una piccola chicca che ci permette di apprezzare l’ennesima sfaccettatura del caro David, qui perfettamente calato in un contesto radicalmente diverso da quello cui ci ha abituato. Per i più sentimentali, vale anche la pena di ricordare che questa sarà l’ultima volta che Bowie metterà piede negli Hansa Studios di Berlino, teatro di alcuni dei suoi anni migliori e Mecca del culto del camaleonte inglese.

- Spartaco Ughi

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