Il 29 ottobre 1971, il ventiquattrenne Duane Allman muore per le conseguenze di un gravissimo incidente motociclistico, e gli Stati Uniti perdono uno dei loro grandi chitarristi, proprio durante la registrazione del nuovo LP degli Allman Brothers Band, "Eat the Peach". Pubblicato il 12 febbraio del 1972, esso è il terzo grande capolavoro del gruppo, imperdibile per gli appassionati del rock sudista e non solo, che segna la fine di un'epoca magica per la formazione.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/4pxhvutu)
Il 1971 è l'anno del clamoroso successo per la Allman Brothers Band. Il gruppo pubblica "At Fillmore East", doppio album dal vivo che segna il suo trionfo commerciale e di critica. La chitarra slide di Duane Allman gira il mondo, ospitata in dischi rilevanti uno dopo l'altro, a partire da "Layla and other assorted love songs", capolavoro di Eric Clapton e della sua band, nascosti dietro lo pseudonimo di Derek & the Dominoes, oltre a partecipazioni con Delaney & Bonnie, Herbie Mann, Aretha Franklin.
Il successo però è accompagnato da cupe, terribili ombre. Il gruppo finisce nella spirale dell'eroina e dell'alcool, e inconcludenti tentativi di riabilitazione non danno i loro frutti. Nel tentativo di tirarsi fuori dalle secche, la band cerca di dedicarsi a ciò che le riesce meglio: la musica. A settembre i ragazzi entrano in studio di registrazione per preparare il nuovo album.
Il 24 ottobre 1971, però, la tragedia colpisce implacabile. Duane Allman rimane coinvolto in un terribile incidente motociclistico, e muore in ospedale il 29 ottobre, a soli 24 anni. Gli Stati Uniti perdono uno dei loro grandi chitarristi, il gruppo perde il proprio faro, la propria guida musicale e spirituale. È la fine dell'innocenza, la fine della magia.
Sarà Dickey Betts, la spalla chitarristica di Duane, a caricarsi sulle spalle il peso della sua eredità. Dickey e Gregg Allman, fratello di Duane, tastierista e principale cantante del gruppo, non vogliono che l'opera del fratello muoia con lui, e danno il massimo per tenere insieme la Band e completare l'album.
Ne esce fuori un capolavoro assoluto del southern rock, fra blues, folk, country e rock'n'roll, fra canzoni e jam: un album letteralmente a due facce, diviso fra i brani carichi di vitalità e speranza risalenti ai due mesi di lavoro con Duane, e i brani carichi di rabbia e malinconia realizzati dopo la morte del chitarrista. Completano il doppio LP due brani tratti ancora una volta dai concerti al Fillmore East e non inclusi per ragioni di spazio sul live di pochi mesi prima, fra cui emerge la leggendaria improvvisazione "Mountain Jam".
Fra le tracce 'con Duane' spiccano "Blue Sky" (composta dal geniale, creativo Betts) e il brano di chiusura, la dolcissima e, visti i fatti successivi, malinconica "Little Martha", composizione di Duane stesso, testamento spirituale acustico di un grande interprete della slide elettrica.
Alle tracce 'post Duane' appartengono la strepitosa jam strumentale "Les Brers in A Minor" di Dickey e due canzoni di Gregg, l'inno al carpe diem "Ain't wasting no more" e la commossa elegia funebre di "Melissa".
Imperdibile per gli appassionati di rock sudista, "Eat a Peach" è un vero e proprio capolavoro, e si colloca fra le opere più importanti del complesso, al pari di "Idlewild South" e "At Fillmore East". Per quanto sia meno innovativo del primo e meno esplosivo del secondo, la sua commistione di tracce in studio e dal vivo e la sua natura duplice, collocata ai due lati di una tragedia spartiacque per la vita della formazione, lo rende un serio candidato a disco più significativo di tutta la loro carriera.
- Prog Fox
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