Usciva nel febbraio di vent'anni fa "O", debutto sulla lunga distanza del cantautore irlandese Damien Rice, ex-Juniper classe 1973. Probabilmente era dai tempi di Donovan e Cat Stevens che le isole britanniche non vedevano un autore così capace di unire arrangiamenti folk e sensibilità pop. Disco inciso davvero in modo indipendente con poche centinaia di sterline, con l'aiuto del cugino, il compositore di colonne sonore David Arnold, e della allora compagna, la cantautrice Lisa Hannigan, ebbe un successo clamoroso e meritato.
(disco completo: https://tinyurl.com/33p7t7v4)
Premessa: non ascoltate questo disco se il vostro animo è già ferito o fragile.
Perchè, senza timore di smentita, "O" di Damien Rice è un colpo perfettamente indirizzato: non si sa da dove provenga questo miracolo, ma è come se tutto quello che si possa sapere, immaginare o avere vissuto sull'amore, sulla necessità dell'altro, su quel maledetto bisogno di stringere una mano nella notte
sia l'esatta materia di cui sono costruiti i brani di questo disco.
Sembra di essere lì, con la chitarra a pochi passi da noi e la voce di Damien a portata di mano, sembra di esserci stati da sempre.
Conosciamo, davvero, conosciamo benissimo i nervi scoperti che "Delicate" e "Volcano" toccano. Questi brani sono amici dall'aspetto dolce e accogliente che portano doni difficli da accogliere senza che l'emozione ci metta spalle al muro, a fare i conti con il nostro dizionario sentimentale.
La voce di Damien, si diceva: ma il sortilegio che avviene quando entra in scena anche il canto di Lisa Hannigan, sodale amica e complice, è del tutto inspiegabile e ammaliante.
"The Blower's daughter" e "Cannonball" sono immense, straripanti canzoni d'amore; sì, ancora d'amore e di fame e sete dell'altro.
Con cinismo ("I can't take my mind off you/until I find somebody new") e necessità totalizzante ("there is still a bit of your face / I haven't kissed") perfettamente descritte.
E' quasi incredibile quanto questo disco sappia di noi, già da subito, già dal primo ascolto: "Older Chest" è anche esso un pezzo che percorre un territorio comune e doloroso. Il tempo che passa, i ricordi sbiaditi.
Il tempo che passa, crudelmente ma necessariamente, lasciandoci in una continua contraddizione tra nostalgia e bisogno di vivere nuove vite: "I know/ some things in life may change / And some things, they stay the same/ like time”.
Anche in "Amie" si parla ancora di tempo e della speranza di cambiamento: "Amie, come sit on my wall/ And read me the story of 'O'" e lo si fa anche nell'ubriaco incedere di "Cheers Darling" o nelle atmosfere sospese di "Cold Water".
Ancora una volta: le storie di Damien Rice sono le storie di noi tutti, quasi che il cantante irlandese avesse letto il nostro diario o visto il nostro album dei ricordi; la comunione avviene in modo quasi imbarazzante, incredibile e struggente.
Non è pornografia dell'animo e dei sentimenti: "I Remember" è la lettera che molti avrebbero voluto scrivere alla conclusione di una delle tante storie d'amore sbilenche che ci è capitato di vivere ed è quanto di più violentemente sincero mai messo in musica.
L'artificio del canto a due voci, Lisa e Damien, qui raggiunge la perfezione: i due momenti della canzone, il ricordo nostalgico e il ricordo rancoroso, si alternano, due faccie della stessa medaglia, due lati dello stesso cuore.
"Eskimo" è il commiato, è la vecchia polaroid sgranata, in cui ci riconosciamo simili e drasticamente diversi: la domanda che ci si pone è, ovviamente, a che punto si è del viaggio che da quell'immagine sovraesposta e goffa conduce al presente.
Dove si è, dove si vorrebbe essere, dove ci ha condotti la vita.
E quindi, ritornando alla premessa: no, ascoltatelo invece questo disco e fatelo anche e soprattutto se il vostro animo vacilla.
Prestate attenzione ad ogni nota ed ogni parola, sappiatene cogliere gli abbracci e le carezze nascoste in tutti gli angoli ed in tutti i sospiri.
Perchè raramente vi capiterà ancora di trovare tanta empatia, tanta fratellanza, tanta comunione di dolorosi e felici sensi come nel racconto della storia di "O".
- il Compagno Folagra
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