sabato 31 ottobre 2020

Pain of Salvation: "The Perfect Element - Part I" (2000)

Vent'anni fa oggi veniva pubblicato "The Perfect Element, part I", terzo album e terzo incredibile centro dei prog metaller svedesi Pain of Salvation.



(il disco completo qui: https://tinyurl.com/y2s8eh9q)

Nella migliore tradizione dei dittatori del progressive rock come Ian Anderson (Jethro Tull) e Robert Fripp (King Crimson), il cantante e chitarrista Daniel Gildenlow ha preso il controllo totale del combo prog metal svedese dei Pain of Salvation facendo fuori il chitarrista Daniel Magdic, sostituito dal chitarrista-cantante Johan Hallgren sul secondo lavoro del gruppo, lo strepitoso "One Hour by the Concrete Lake". Il nuovo braccio destro di Daniel diventa così il tastierista Fredrik Hermansson, che collabora agli arrangiamenti e alla composizione. Completano la formazione il bassista-cantante Kristoffer Gildenlow, fratello di Daniel, e il batterista Johan Langell.

Dopo due ottimi dischi, i Pain of Salvation dimostrano il proprio magistrale stato di forma anche sul nuovo "The Perfect Element Part I", concept album che mostra debiti tanto verso le rock opera del progressive anni '70 quanto verso i più recenti esempi di Ayreon e Dream Theater.

L'album è diviso in tre capitoli di quattro canzoni ognuna, che raccontano la storia di un uomo e una donna partendo dalle dure esperienze dell'infanzia fino al momento del loro incontro e della loro adolescenza. I temi sono quelli usuali in questo genere di dischi: abusi, povertà, droga, sesso, violenza, nichilismo, il tutto presentato secondo un titanismo romantico post-adolescenziale che può tanto essere catarsi per un ragazzino tormentato quanto far sorridere un adulto cinico.

Quello che conta però è sempre porsi all'interno dell'opera e chiedersi quanto essa sia adeguata all'obiettivo che si prefigge, quanto sia credibile accettati i suoi presupposti, e naturalmente conta soprattutto quanto buone siano le canzoni.

Ecco, le canzoni: le canzoni sono buone, ma veramente buone. Costruite sempre su strutture molto variegate, come nella migliore tradizione progressive, sanno spingersi dall'energia del thrash più tambureggiante fino a elementi neo prog romantici degni dei Marillion e degli Echolyn, senza dimenticare le complesse armonie vocali fornite dai fratelli Gildenlow e da Hallgren. Inutile dire che i cinque ragazzi svedesi sono musicisti incredibili, con una menzione d'onore particolare per la sezione ritmica.

Il capitolo I presenta tre dei pezzi migliori del disco: "Used", capace di mescolare nu metal, groove metal, progressive anni '70; la più meditabonda "In the flesh", abbellita da momenti in schizofrenici tempi dispari che ricordano lo stile inventato dai Gentle Giant; e "Ashes", straziante ballata dark metal ad altissimo coefficiente melodrammatico.

Nel capitolo II spicca invece "Idioglossia", che riassume i temi del primo capitolo e funge da spettacolare overture per il secondo, ma convincono pienamente anche "Her Voices" (con chiare influenze dei Jethro Tull nella seconda sezione strumentale) e la lenta, dolorosa "Kingdom of Loss", soprattutto sul finale impreziosito da armonie vocali poderosi e da un grande assolo di chitarra.

Il capitolo III è forse il più debole e testimonia di una tendenza pericolosamente presente in molti dischi del gruppo, che come tanti dei suoi colleghi e ispiratori soffre un po' di prolissità. Anche qui comunque abbiamo almeno un brano di livello assoluto, ovvero la variegata "Reconciliation", che, aperta da un tema memorabile di tastiere, sa ricapitolare le atmosfere di tutto il disco e caratterizzarsi per un altro breve ma stupendo solo alla sei corde; piace anche la breve ma memorabile "Song for the Innocent", pinkfloydianamente ispirata al memorabile assolo di David Gilmour in "Comfortably Numb".

"Perfect Element" ha nel titolo anche "part I" perché in teoria la storia dovrebbe continuare dopo l'adolescenza dei due personaggi; ma sembra più uno scherzo in linea con ciò che i Dream Theater fecero chiamando un loro brano "Metropolis part I". Come i loro predecessori, però, Gildenlow e soci trasformeranno lo scherzo in un album, ma questo non prima di avere realizzato altre due perle superlative come "Remedy Lane" (2002) e "Be" (2004).

- Prog Fox

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