Il 30 ottobre di quarant'anni fa venivano stampate le matrici di "Montecristo", ottavo album in studio del cantautore milanese Roberto Vecchioni, illustrato meravigliosamente da Andrea Pazienza.
(il disco completo si può ascoltare qui --> https://tinyurl.com/y37z94uy)
Vecchioni inizia il nuovo decennio in un momento piuttosto confuso della propria vita, sospeso fra la separazione definitiva dalla prima moglie Irene e problemi con le case discografiche che porteranno al ritiro dal commercio del disco per quasi quarant'anni, fino alla ristampa annunciata a sorpresa poche settimane fa e avvenuta lo scorso 23 ottobre.
I problemi coniugali, che erano stati una fonte di ispirazione decisiva per anni, sono qui più che mai al centro del discorso (e torneranno un'ultima volta nel successivo album "Hollywood Hollywood"): il disco si apre con ben tre canzoni dedicate al tema, incidentalmente le migliori dell'album, ovvero "la città senza donne", "Ciondolo" e "Montecristo".
"Ciondolo", la più disperata, sarcastica e amara delle canzoni dell'album, si caratterizza per una prova magistrale dei musicisti coinvolti: dalla chitarra di Mauro Paoluzzi alla batteria di Walter Calloni, dal basso di Dino D'Autorio al piano elettrico di Alessandro Centofanti. La canzone però, in linea con altre del genere di Vecchioni come "Pesci nelle orecchie", risulta con i suoi nove minuti un po' troppo lunga per essere sorretta da una mera alternanza strofa-ritornello. Così le preferiamo la delicata, struggente ballata "la città senza donne" e soprattutto l'incalzante, travolgente "Montecristo", in cui sono ancora Calloni e D'Autorio a tenere alti i giri del brano, e Claudio Pascoli al sax. "Montecristo" gode anche delle continue variazioni dell'arrangiamento vocale del ritornello, grazie alla partecipazione di Antonello Venditti ed Eugenio Finardi.
"Montecristo", nel bene e nel male, riflette il momento confuso della vita del cantautore. Se il lato A dell'album risulta potente e pienamente riuscito, il lato B appare frettoloso sia negli arrangiamenti che nella composizione. Né "L'anno che è venuto", omaggio a Lucio Dalla che qui appare al sax, né "la Strega", esempio tipico di fiaba vecchioniana, così come la dedica alla "Madre" e quella alla figlia "Canzone da lontano" sanno realizzare al meglio le potenzialità implicite nei brani.
La rarità di "Montecristo", lo status leggendario fra i fan dell'autore, e la copertina meravigliosamente illustrata da Andrea Pazienza, forse la migliore della carriera di Vecchioni, lo rendono un disco comunque immancabile nella collezione di un appassionato del professore, e una valida aggiunta a quella degli ascoltatori affezionati alla musica cantautoriale di quegli anni.
- Prog Fox
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