E se vi dicessero che in uno dei più begli album dei Genesis non ci sono né Phil Collins né Steve Hackett, ci credereste? Fareste meglio a farlo, perché "Trespass", secondo disco della formazione progressive britannica, è proprio così.
(il disco completo: https://tinyurl.com/y6ewmosa)
"Trespass", secondo album dei Genesis, è però il primo disco realizzato dal gruppo britannico quando i suoi membri decidono di diventare un gruppo professionistico a tutti gli effetti. Incassata la rinuncia del batterista John Silver, che continua gli studi universitari, il chitarrista Anthony Phillips, il tastierista Tony Banks, il bassista Mike Rutherford e il cantante Peter Gabriel reclutano il batterista John Mayhew, di tre-quattro anni più vecchio e già professionista con gruppi minori della capitale.
Con Mayhew, i Genesis decidono, seguendo il profumo di novità e sperimentazione che si sta diffondendo per il Regno Unito e non solo grazie all'art rock, all'hard rock e affini, di scrivere brani più lunghi e articolati e, di fatto, seguire le tracce di band come i Nice, i Procol Harum e, soprattutto, i King Crimson, del cui "In the court of the crimson king" questo è uno degli eredi più originali e interessanti.
Il marchio dei King Crimson degli esordi si avverte in ogni traccia: il flauto fatato di Peter Gabriel, l'uso di numerosi strumenti acustici, fra cui spiccano le chitarre a dodici corde di Phillips e Rutherford, le atmosfere tra Arcadia, folk inglese, medioevo fantasy, le complesse storie raccontate dalle canzoni, i brani dilatati e melodrammatici. I Genesis di fatto a partire da "Trespass" sono quelli che renderanno canonico un certo tipo di progressive, affine a gruppi come Yes e, in misura minore, Van der Graaf Generator e Gentle Giant, per rimanere fra i massimi rappresentanti del prog classico inglese.
Abbastanza impressionante che il brano meno interessante del disco sia il più breve, ovvero "Dusk", lungo quattro minuti, mentre ciascuno degli altri va dai 6'45'' di "White Mountain", fiabesca storia di guerre interne a un clan di lupi, ai 9'00 di "The Knife", quest'ultima un tributo ai Nice di Keith Emerson e la canzone più dura del repertorio, con organo aggressivo ed elettrica di Phillips sparata.
Ognuna di queste cinque composizioni è magistrale: oltre a quelle sopra descritte, troviamo "Looking for Someone", che apre il disco con la voce iconoclasta di Peter Gabriel, che imporrà un nuovo modo di cantare istrionico e sgraziato, ispirandosi a sua volta a quello di Roger Chapman, cantante del gruppo cult Family; la ballata romantica e bucolica "Visions of Angels", inusualmente ottimistica per il prog di inizio settanta; e soprattutto "Stagnation", il capolavoro dentro "Trespass", composizione tortuosa come un fiume, capace di sfoggiare temi maestosi uno dopo l'altro e chiudersi con un crescendo sublime.
Dopo le registrazioni del disco, Anthony Phillips, esasperato dalla demcrazia interna del gruppo e stanco dei continui concerti, ai quali preferisci l'attività di composizione e incisione in studio, lascia il gruppo, così come John Mayhew, troppo insicuro di sé e del proprio talento compositivo e musicale (ci chiediamo come si possa dubitare di sé dopo avere registrato le parti di batteria di "The Knife", ma evidentemente è possibile). Ma i dubbi e le paure sono comprensibili per ragazzi così giovani. Mike Rutherford aveva 19 anni; Anthony Philips solo 18. Tony Banks e Peter Gabriel ne avevano appena compiuti 20. John Mayhew 23.
I due transfughi vengono sostituiti rispettivamente da Steve Hackett e Phil Collins. Il quintetto classico dei Genesis può così nascere, ma nessuno deve dimenticare il valore sublime di "Trespass" e del contributo di Mayhew e Phillips alla storia del complesso.
- Prog Fox
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