sabato 24 ottobre 2020

Cheap Trick: "All Shook Up" (1980)

Il 24 ottobre di quarant'anni fa usciva anche "All Shook Up", quinto album in studio dei rocker americani Cheap Trick. Un disco davvero peculiare, prodotto dall'immenso George Martin con Geoff Emerick ingegnere del suono. Disco tra i più grintosi e imprevedibili del gruppo, non fu però apprezzatissimo dal pubblico, che non ne comprese la natura, esemplificata dalla copertina ispirata a Renè Magritte. Lo stress da 300 concerti l'anno era troppo grande per il bassista Tom Petersson, che decise di lasciare il gruppo a fine registrazioni, non soddisfatto del troppo poco tempo a disposizione per comporre e incidere il disco.



(il disco completo si può ascoltare qui --> https://tinyurl.com/y69nlb7r)

"All Shook Up" è il quinto e ultimo disco del periodo classico dei Cheap Trick. Il gruppo originario di Rockford, Illinois, perde infatti uno dei membri del quartetto magico, il bassista e corista Tom Petersson, al termine delle frenetiche registrazioni dell'album. Petersson chiede al gruppo più tempo per pensare, più tempo per comporre, più tempo per incidere, ma gli altri tre preferiscono continuare all'estenuante ritmo di 300 concerti l'anno, scrivendo e registrando dischi nei ritagli di tempo. Petersson, che non contribuisce con alcuna composizione a "All Shook Up", decide così di dire basta ('We needed more time to think, to air out and encourage the creativity to write. Nobody wanted to do that').

Nonostante il fatto che otto delle dieci tracce del disco portino la firma esclusiva del chitarrista solista Rick Nielsen, il massimo protagonista dell'album è il cantante e secondo chitarrista Robin Zander. Non solo è co-autore del pezzo migliore del disco, ovvero la canzone d'apertura "Stop this game", ma è al vertice assoluto delle sue capacità vocali - espressivo, multiforme, potente e aggressivo come mai prima e mai dopo, al punto che i cantanti rock e hard rock dovrebbero ascoltare questo disco solo per trarne ispirazione.

A contribuire in modo decisivo al suono dell'album partecipa anche il duo formato dal produttore dei Beatles George Martin e il suo ingegnere del suono di fiducia Geoff Emerick. Martin oltre a produrre firma gli arrangiamenti orchestrali e suona il pianoforte, e il suo marchio è ineludibile fin dalla succitata "Stop this game", così come nella quasi lennoniana "World's Greatest Lover", altra prova pazzesca delle corde vocali di Zander (e altro pezzo perfetto del disco). Altra grande canzone è "Go for the Throat (Use Your Own Imagination)", dedicata agli Stranglers e in particolare a "(Get A) Grip (On Yourself)", il loro primo singolo.

Nonostante il livello del disco sia complessivamente elevato, alcune canzoni soffrono proprio del problema di cui parlava Petersson: appaiono scritte un po' frettolosamente, risultando incongruamente grezze a fronte di un suono pesante, granitico e potente che ha bisogno di essere retto da strutture compositive più resistenti (cosa ha da offrire "Just got back", per esempio, a parte la perfetta voce allucinata di Zander?). Infine, lo scherzo finale di "Who D'King" è davvero uno spreco di tempo.

Ennesimo valido disco di una delle più grandi formazioni di power pop degli anni settanta, "All Shook Up" è anche purtroppo l'ultimo grande atto dei Cheap Trick, che non riusciranno più a recuperare lo smalto degli anni d'oro del quartetto originale.

- Prog Fox

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